CHIESA DOMESTICA
I cattolici liberali coloro che oggi orbitano nell’area della destra e soprattutto si riconoscono alla corte dell’imperatore Berlusconi, affermano tra le altre cose, che bisognerebbe votare il partito che ha più probabilità di vincere per dare efficacia all’azione politica dei cattolici. Non avrebbe senso secondo loro votare un partito che ha poche chance di vittoria (vedi Casini e l’UDC). Dicono di fondare la loro azione politica sull’uomo, visto nella sua interezza e nel suo incommensurabile valore, ma poi all’uomo Cristo non guardano affatto. Ebbene l’uomo Cristo che non era solo uomo ma anche Dio, ebbe una vicenda politica da sconfitto, da ultimo della classe, da sfigato, da reietto. Ebbe il coraggio di opporsi ai potenti del suo tempo, non per partito preso, ma perché aveva una missione da compiere e da portare a termine. Una missione che nonostante la sconfitta umana e politica è riuscito a realizzare. Quindi ciò che i cattolici liberali affermano, alla luce della Imitatio Christi, cui ogni buon cristiano dovrebbe tendere, non ha ragione alcuna di essere.
Il problema di oggi è che molti politici e giornalisti furbetti si sono accorti che la Chiesa di Roma grazie all’opera indefessa del suo immenso pastore, Benedetto XVI, sta attraversando una fase di riscossa, di rivincita, e se ne approfittano, vorrebbero cavalcarla e strumentalizzarla e per questo chiamano a raccolta le truppe di Cristo, con l’intenzione di impossessarsene, persuadendole che solo loro e nessun altro possono dargli la ribalta che meritano. La ribalta ecco la parola chiave, il cattolico liberale è ammalato come il catto-comunista di visibilità sociale, di pragmatismo, impegno e militanza. Del resto se andiamo a ben vedere molti cattolici liberali di oggi sono i catto-comunisti di ieri. Quindi la malattia l’hanno per così dire portata con sé.
Ciò detto ribadiamo che la salvezza non passa attraverso la vittoria o la sconfitta politica, e neppure il compimento della propria personale missione terrena. L’errore è credere che ai tempi della DC sia mancato impegno, militanza. Il che rese possibile l’approvazione della legge sul divorzio e di quella sull’aborto. Allora come oggi quello che manca è Cristo, l'amicizia con lui. Il far precedere qualsiasi legittimo anelito di libertà, dalla ricerca della Verità. Alberico
Ferrara è sulla bocca di tutti per il suo innegabile coraggio, per la battaglia che sta conducendo. In cultura il suo giornale rappresenta il nuovo e anche la moda del momento un po’ come accadeva per Repubblica o il Manifesto venti o più anni orsono. Le nuove leve degli intellettuali di destra e non solo, fanno a gara per accostarsi al suo giornale anche solo con il pensiero se non possono con la penna.
Noi da parte nostra gli diciamo continua così, hai tutto il nostro appoggio per la moratoria. Quanto al resto Sic transit gloria mundi Tra vent’anni al posto del Foglio ci sarà un nuovo giornale capace di attrarre su di sé le aspettative e gli interessi dei giovani.
Berlusconi tira dritto per la sua strada avendo caricato sul carro dei vincitori il suo vassallo Fini. Coraggio Gianfranco un altro po’ di gavetta e poi l’imperatore ti nominerà suo erede. L’ha fatto intuire anche l’altra sera a Porta a Porta. Quelli di Forza Italia non avrebbero potuto accettarti adesso. Non ti conoscevano, per loro saresti stato un estraneo. Ma ora che si confluisce tutti nel PDL, sicuramente tu sei tra i favoriti per la corsa alla successione.
Casini è il traditore in questo momento. Figuriamoci che a sinistra gli fanno i complimenti! La sua immagine tra gli elettori di destra è sputtanata. Eppure PierFerdy, è l’unico a mio avviso che sta facendo qualcosa di cattolico, di destra e di impopolare al tempo stesso. Non cerca la ribalta a tutti i costi (chi può credere infatti che si sia candidato con la speranza di venire eletto?). Veltroni e Berlusconi, assieme all’Osservatore Romano hanno affermato che i temi etici non devono entrare nella campagna elettorale. Casini ha detto il contrario. Ferrara ce lo fa entrare il tema etico, ma quello e soltanto quello. La sua lista è un gesto provocatorio e indispensabile, ma su di essa un elettore di destra non può fondare le speranze politiche per gli anni a venire. E tantomeno un cattolico. Casini ha aperto un contradditorio all’interno della destra. Doveva essere ascoltato. Ma nessuno l’ha fatto. Berlusconi continua ad essere convinto di avere il polso del paese reale. Lui in realtà conosce solamente mezzo paese, il resto lo ignora. Tenta di imporre un modello che ha funzionato in Lombardia al resto d’Italia. Qualcosa di simile fecero già i piemontesi quando annetterono il resto del paese. Allora passò sotto silenzio e i danni li scontiamo ancora oggi.
Concludendo anche se sarà un voto abbastanza inutile e ininfluente ai fini della vittoria finale non ci resta che dichiarare nuovamente la nostra intenzione di voto a favore dell’Udc. Con un corollario: se Casini è finito nell’angolo devono interrogarsi coloro che ce l’hanno spinto.
Alberico
Occorre un gesto! Dobbiamo imparare a fidarci gli uni degli altri e in questo momento a mio avviso serve un gesto di distensione che ridia fiducia al paese. Prima ancora delle elezioni. Più che un governo istituzionale io lo chiamerei di pacificazione nazionale. A termine certo, a brevissimo termine. Con la data già fissata per le elezioni nel momento in cui esso nasce, prende forma. Ma serve. Casini l’ha capito e me ne rallegro. Sono contento di avergli dato il voto alle ultime elezioni. Berlusconi e Fini no, sono pronti a ripagare l’arroganza e l’ostinazione di Prodi con la stessa moneta. L’altra sera abbiamo tirato tutti un sospiro di sollievo, l’Italia intera. C’era davvero da festeggiare ma anche da riflettere, da capire che abbiamo tra le mani un’occasione un’unica per voltare pagina una volta per tutte. E’ dalla fine della prima guerra mondiale da quando cioè i nostri soldati al fronte tornando alle loro case venivano sbeffeggiati ed insultati dai comunisti, già sul piede di guerra e pronti per la rivoluzione, che l’Italia si logora in un confronto-scontro tra destra e sinistra, feroce e inusuale. C’è stato il Biennio Rosso e siamo stati sul punto di assomigliare davvero alla Russia. Poi la reazione, la paura e la destra ha conquistato con la forza il potere e l’ha conservato per un ventennio. Poi nuovamente la guerra e la Liberazione. La destra umiliata, messa all’indice. La sinistra vittoriosa, culturalmente soprattutto, capace di imporre questa sua vittoria negli anni a venire e così facendo di rosicchiare consensi alla formazione di centro che nel frattempo era nata. Intanto dall’una e dall’altra parte l’abitudine alla violenza non veniva meno e le stragi e gli omicidi degli anni di piombo sono lì a ricordarcelo. Scomparsa la mediazione del centro, destra e sinistra si sono ritrovate l’una di fronte all’altra, armate. La prima pronta al riscatto dopo decenni di esilio, l’altra sfaldata e ormai compromessa con il potere. Ebbene il filo conduttore di questo secolo di storia (1919-2008) che in maniera così sintetica e approssimativa ho tracciato è uno solo: l’odio, la rabbia, lo scontro, di una parte d’Italia contro l’altra. Ognuno hai suoi morti, ha le sue vittime. Le celebra, le ricorda, ma sputa addosso a quelle dell’altra parte, le ignora, le sottovaluta, le nega. Oggi a mio avviso siamo ad una svolta: abbiamo la possibilità di scegliere. Preparaci ad uno scontro finale che con il sangue risolva una volta per tutte risolva la questione, oppure spianare la strada per una definitiva riconciliazione Sono certo che prevarrà questa seconda ipotesi, ho fiducia nel popolo italiano, ma occorrono gesti concreti perché questo avvenga, da subito. Ora. Riflettano attentamente i nostri politici, dall’una e dall’altra parte e non sottovalutino la situazione.
un cittadino italiano
Avevo un caro amico un tempo che si dilettava a ferirmi prendendo di mira la Chiesa con battute a volte anche esilaranti. Io volevo bene a questa persona e passavo sopra ad un evidente malcontento che le sue parole generavano dentro di me. Malumore diffuso, per certi versi inspiegabile. Ma memore di ciò che diceva mia madre “Essere permalosi è indice di ignoranza”, sopportavo in silenzio.
Ebbene oggi mi rendo conto che ho fatto male e questo per due validi motivi: il primo perché non ho mai detto chiaramente al mio amico l’effetto che mi suscitavano le sue parole, il secondo perché così facendo ho fatto si che la nostra amicizia venisse meno. E tutto ciò è stato possibile perché quelle non erano semplici parole, non erano solamente parole comiche, ironiche, e per questo inoffensive. Andavano a colpire ciò in cui io credevo, ciò che avevo di più caro e in definitiva ledevano la mia identità. Certo cristianesimo scriteriato e benpensante ha fatto sua l’idea che per essere come Cristo bisogna rinunciare a se stessi, consentendo agli altri di distruggere ciò che siamo e ciò in cui crediamo. Cristo aveva qualcosa da offrire, da donare, per questo è potuto morire in croce coraggiosamente. Una personalità che non esiste non può offrire nulla al di là della sua depressione e del suo dramma tutto interiore. Chi ci vuole a poco a poco de-costruire, vuole in realtà avere la possibilità di gestirci, di manipolarci. Vuole avere potere su di noi, anche se fa tutto questo sbandierando il vessillo della libertà.
La gravità delle affermazioni fatte sul palco il primo maggio in piazza san Giovanni sta tutto in questo loro carattere inoffensivo, politicamente corretto; si dice qualcosa davanti ad una folla compiacente o al più indifferente. Una folla che attende che l’oratore di turno la infiammi con le parole che una piattaforma comune ideologica condivide e a cui l’opinione pubblica applaude.
E’ la modalità di trasmissione quindi che colpisce, una modalità soft, narcotizzante, per un contenuto tutt’altro che morbido. E’ questo voler far passare per inoffensive parole di una violenza inaudita, che nascondono odio e rabbia. Parole che i più emarginati tra i giovani della società, i più idealisti, i più deboli, potrebbero scambiare per vere e spenderci addosso una esistenza, una vita intera fino alle estreme conseguenze. Così come si sono consumate intere generazioni di ragazzi attorno a pochi ideali e molti slogan.
La preoccupazione dell’osservatore romano e la sua reazione in tale contesto non possono non apparirmi quindi quantomeno giustificate e appropriate.
Alberico
Così recita al punto 9 il programma del PNVD, il partito dei pedofili olandesi. Lo stavo leggendo questo decalogo degli orrori l’altro giorno alla stazione, mentre aspettavo il treno che mi avrebbe riportato a Roma. E non ho potuto fare a meno di domandarmi sorpreso: A cosa gli servono i treni gratis a questi porci bastardi (perdonatemi per l’eufemismo!)?
Avevo due nonni ferrovieri entrambi capostazione. Quello materno spesso mi raccontava delle tradotte che sulla linea Cassino-Roma, si vedevano cariche di prigionieri destinati ai campi di concentramento. Carri bestiame pieni fino all’inverosimile…Era verso la fine della guerra, ma molti uomini non sarebbero più tornati a casa e non avrebbero più goduto della libertà.
Ebbene questa immagine me ne ha suscitata un’altra ancora più atroce: un treno carico di bambini e bambine destinati ad un campo di concentramento dove si commette ogni genere di abominio sessuale. E’ un treno che da parecchio tempo partendo dall’Europa si fa il giro del mondo in un silenzio assordante. Nessuno che si straccia le vesti, oppure grida allo scandalo…pochi che seriamente si impegnano per boicottarlo. Naturalmente si viaggia gratis: l’indifferenza non costa nulla! Come nulla costa il martirio di tante vite spezzate…
Ma tornando alle tradotte del nonno ferroviere, c’è da dire che quelle hanno trovato una qualche forma di giustizia storica; è stata riconosciuta infatti la nefandezza di chi si era presa la briga di organizzarle. Questo treno dell’abominio invece pare che nessuno lo veda; ci sono fiumi di parole pronunciate da agguerriti gruppi di intellettuali benpensanti che pare abbiano il potere di rendere invisibile il mostro che sbuffa. Fanno svanire di sotto i nostri occhi la realtà.
Ma in questa estate infuocata i membri del partito pedofilo non sono gli unici a farmi sudare freddo. Altrettanto sono gli equilibrismi dei cattolici dell’Unione. Come più volte ho avuto modo di dire i cattolici che fanno politica, a destra o a sinistra che dir si voglia, e smarriscono la dimensione spirituale non godono della mia simpatia. Ciò non toglie però che in questo momento storico i più a rischio sono coloro che militano a sinistra. Da quelle parti infatti si tenta di costruire una Chiesa laica e alternativa, con dedizione e impegno quotidiano. Tutto ciò che è politico si è “spiritualizzato”, moralizzandosi, tanto da far credere che non ci sia più bisogno di spiritualità in senso stretto. La politica di accoglienza, di tolleranza, terzomondista, pacifista, giustizialista ecc. ecc.. costituiscono la vera spiritualità del nuovo millennio. La preghiera così come qualsiasi altra forma di approccio verticale lasciano il tempo che trovano, almeno che non siano finalizzati ad altrettanti impegni sociali e politici.
Una Chiesa così concepita dovrebbe essere capace di scalzare quella esistente dimostrandosi migliore di quanto non sia l’altra. A sinistra ci si è spesso interrogati su quale fosse il segreto della longevità della Chiesa Cattolica, e si è concluso che probabilmente esso risiedeva nella capacità di rinnovarsi inglobando sempre nuove energie. Le radici delle diverse anime della sinistra, che pur cadendo a pezzi ci si affanna a tenere in piedi è tutta qui: movimentismo e inglobamento. Una imitazione, a loro dire, di quanto avviene da duemila anni a questa parte nella Chiesa Cattolica, nel tentativo, di durare altrettanto se non di più, una volta che di quella Chiesa non ci sarà più bisogno. C’è solo un piccolo problema di cui almeno i cattolici che militano in quello schieramento dovrebbero tener conto. Il corpo della nostra Chiesa non è un mostro abnorme con cento teste, braccia e piedi, ma è il corpo mistico del Cristo, all’interno del quale ciascuno è innestato come tralcio alla vite. E se il tralcio non da i frutti viene risputato fuori e diventa legna da ardere. Un Ulivo geneticamente modificato non ha nulla a che vedere con i nostri capitoli di fede. Mi si dirà: e a destra? A destra si gioca a fare i furbetti, sfruttando con cinismo la la religione per fini politici, il che è deprecabilissimo. Quello che manca però è la superbia e l’arroganza, di un progetto così mirato e destabilizzante come quello di cui consapevolmente o inconsapevolmente si fa interprete la cultura di sinistra ai danni della Chiesa Cattolica.
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