CHIESA DOMESTICA
E così suo malgrado e' diventato paladino della destra e bersaglio della sinistra, dei cattolici di sinistra. Questo perché il suo pontificato e coinciso con il governo Berlusconi. Fatto che sicuramente non le ha giovato e ora provo a spiegarle perché.
I cattolici di sinistra santità assumono su di se i vizi dello schieramento in cui militano sono rosiconi e nichilisti vedrà dopo la sua morte (faccio io al suo posto gli scongiuri di rito!) e quando conquisteranno nuovamente il potere, la riabiliteranno ma ora non sopportano l'idea che lei possa in qualche modo fornire appoggio al cavaliere e alle sue schiere. Supporto che per altro, neanche lontanamente lei si è sognato mai di offrire. Il problema semmai santità sono stati i cattolici di destra che hanno giocato e giocano ancora a fare i furbetti, si mettono in fila dietro di lei e sfruttando la forza del suo pensiero sventolano bandiere. Così dall’altra parte gridano al lupo al lupo! E così facendo azzannano l’agnello!
E Lei alla fine si ritrova tra due fuochi col rischio di essere frainteso, frainteso nel suo essere conservatore nell'accezione più nobile e bella, conservatore e difensore della fede come nessun altro prima di lei tra i suoi predecessori. Purtroppo ancora paghiamo un debito troppo grande alla cultura di sinistra perché queste parole possano assumere una valenza positiva come viceversa la parola progressista.
In suo scritto Benedetto Croce (sono certo che non le dispiacerà la citazione di una delle più interessanti menti laiche del nostro 900), disse che la vera ricchezza non sta nel circondarsi di tante cose ma nel liberarsi di quelle che non servono. Ecco questa definizione a mio avviso chiarisce molto bene il senso del suo pontificato, volto alla tutela e alla salvaguardia del depositum fidei che una tradizione millenaria ha consegnato nelle sue mani. E’ lavoro oscuro impopolare scomodo fastidioso ma che garantirà come ho già detto altrove nuove forze e nuovo vigore alla chiesa negli anni a venire.
La salvezza dell’uomo si snoda lungo quei percorsi che gli sono abituali e familiari. Egli non deve sforzarsi di cercarla altrove.
Lc 17,20-25 In quel tempo, interrogato dai farisei: «Quando verrà il regno di Dio?», Gesù rispose: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: “Eccolo qui”, o: “Eccolo là”. Perché il regno di Dio è in mezzo a voi!».
Il motivo per cui il regno di Dio non viene riconosciuto è perché esso non ha come fine ultimo quello di trionfare in questo mondo. Quello di sostituirsi agli altri regni che sono sulla terra. Questo nostro mondo per certi versi è abbandonato al suo destino ultimo che probabilmente non sarà roseo. Ma comporterà un distruzione. Diverso invece il futuro di noi abitanti di questo mondo. Ci viene offerta la possibilità della salvezza. Una salvezza che comincia qui ed ora ma che vedremo pienamente compiuta alla fine dei tempi. Questo il progetto di Dio, che la missione compiuta da Cristo ha reso oramai realizzabile per tutte le generazioni.
E’ un progetto che piace ma fino ad un certo punto, a cui ci si riesce ad appassionare ma non completamente. Gli manca infatti, se lo si guarda da un ottica mondana, il fascino della realizzazione immediata e sicura. La certezza del successo. Il trionfo del potere. Tanto più in questa nostra società (ma forse è stato così in tutte le epoche!) così attenta a valutare la realizzazione di un individuo in base ai successi concreti che esso ottiene, nel corso della sua esistenza. Un individuo quindi che volesse strutturare la propria vita sul messaggio evangelico, su ciò che quell’annuncio comporta si troverebbe sin dall’inizio spiazzato e contrastato, la sua sarebbe comunque una via di stenti e sacrifici, compensata solamente da una vaga e incerta speranza per gli anni a venire.
Questo secondo appunto la logica del mondo. Ma il cristiano invece, è tutto tranne che uno sconfitto. E’ lui il vero trionfatore della storia. Uno che vende tutto perché ha scoperto che esiste uno Stargate capace di ricondurlo nel luogo dal quale proviene. Un tesoro immenso che non ha uguali nel mondo in cui vive. Per secoli il dominatore di questo mondo gli aveva fatto credere di essere tutt’altra cosa da quello che realmente era. Lo aveva assoggettato alle sue logiche perverse ed omicide, lo aveva reso strumento della morte e dell’inganno. E il creatore era solo un pallido e scolorito ricordo. Ma poi quel creatore stesso, che appariva così distante nel suo cielo, si è fatto uomo è venuto in mezzo a noi e ci ha compiutamente riscattati con il suo sangue, offrendoci il suo corpo. Quale immenso amore mio Dio, per la creatura che avevi creato, ti spinse a tanto!
Questo messaggio va gridato con le nostre vite, occorre che raggiunga più uomini e donne possibili, perché questo messaggio è per tutti noi, per la nostra salvezza. Lasciamo che esso operi attraverso la grazia divina in noi, e mediante noi, raggiunga gli altri, il nostro prossimo. Operando lì dove siamo stati chiamati ad operare, cioè ad esempio nelle nostre famiglie cristiane, la cui missione come ha sottolineato ieri al Regina Coeli il nostro amato papa, non è da poco anzi
Non va infine dimenticato che anche quella al matrimonio cristiano è una vocazione missionaria: gli sposi, infatti, sono chiamati a vivere il Vangelo nelle famiglie, negli ambienti di lavoro, nelle comunità parrocchiali e civili. In certi casi, inoltre, offrono la loro preziosa collaborazione nella missione ad gentes
Grazie Benedetto per queste parole che ci sostengono nel compimento della nostra vocazione! Grazie Signore per averci dato un così forte e coraggioso Pastore!
Capisco coloro che avversano la Chiesa: questo è un brutto momento. E’ in atto infatti una controffensiva che lascia quantomeno sconcertati. Anche perché a guidarla si badi bene non è il solito Santo defilato e estraneo alle gerarchie, che a furor di popolo si impone sulla scena. E che quindi in definitiva può risultare perfino simpatico, proprio per la sua avversione vera o presunta alla Chiesa di Roma Qui è il successore di Pietro in persona a scendere in campo e a dare vita ad un rivolgimento e rinnovamento radicali. A mio avviso Benedetto XVI con la sua opera sta garantendo la sopravvivenza alla chiesa di Cristo che altresì, avrebbe rischiato di perdersi nelle trappole della modernità. Ma in cosa consiste il suo merito? Egli si è accorto per tempo che il pensiero cristiano era troppo pregiudicato, troppo contaminato. Aveva rinunciato alla propria identità, abdicato a favore di un inutile, quanto sterile compromesso. Capitalismo e marxismo a partire dalla fine della seconda guerra mondiale hanno contaminato il corpo ancora sano della nostra società rurale e contadina. L’uno proponendosi come modello di sviluppo economico vincente, l’altro come modello culturale incontrastato di lotta e militanza, scuola di formazione creativa e critica per le future generazioni. Noi non ce ne rendiamo conto ma entrambi sono penetrati in ciascuno di noi, plasmando, modificando, alterando la nostra struttura cristiana, fino a tal punto da renderla irriconoscibile. Da vanificarne gli effetti benefici. Un tessuto culturale poco alla volta si è andato disfacendo, corrodendo, senza che ne fossimo consapevoli. Il mercato ha generato egoismo, la cultura marxista sfiducia e nichilismo. Un mix di componenti che hanno dato vita alla società nella quale attualmente viviamo. Per pensare questi processi in atto non dobbiamo andare molto lontano. Si pensi alla corsa all’arricchimento, sfrenata e senza regole, che ha cominciato a diffondersi all’interno delle nostre famiglie, benessere avanzamento sociale e successo sono diventati in breve tempo valori di riferimento; all’indottrinamento che tutti noi abbiamo subito a cominciare dalle scuole, per finire ai mass media, che ha avuto come unico scopo quello di negare la verità, e vanificare quindi la sua ricerca: se esiste una opinione comune, frutto però della mente di pochi cervelli ben pensanti che stabiliscono ad esempio che il divorzio è cosa giusta, così come l’aborto, cosa pretendi tu piccolo omuncolo cattolico che te ne vai anacronisticamente in cerca della verità?
Benedetto XVI ha visto tutto questo come del resto prima di lui il suo predecessore, ma più di Giovanni Paolo II il Grande possiede una intelligenza e un coraggio non comune, che lo spingono ad indagare, a dialogare, a scovare il nemico lì dove si annida. E cioè nei pensieri di tutti i giorni, in quel tessuto di dialoghi e relazioni che formano il nostro vivere quotidiano. La Chiesa di Benedetto XVI non sta allontanando i fedeli, continua a chiamare a raccolta, rinnova il suo appello all’unità dei cristiani, ma lo fa con maggiore chiarezza rispetto al passato avendo il coraggio della propria identità. Forte dell’annunzio evangelico, che soltanto Cristo risorto salva, soltanto il suo corpo guarisce il cuore dell’uomo.
Essere oggi in piazza San Pietro a dare il nostro sostegno al papa ci è sembrato il minimo.
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