CHIESA DOMESTICA
L’amore si, proprio quello. Quando perdiamo qualcosa o qualcuno siamo propensi a credere che tutto sia irrimediabilmente perso. E non mi riferisco solamente alla morte, quell’evento che fa dell’idea di perdita e assenza i suoi capisaldi. Mi riferisco anche a tutte quelle esperienze che si concludono, che irrimediabilmente passano, a quelle relazioni che subiscono improvvisi stop, strappi, lacerazioni, abbandoni.
Spesso troppo spesso siamo propensi a voltarci indietro, a guardare con nostalgia, con rimpianto a tutto ciò. Soprattutto quando non abbiamo un presente da sostituire al passato. Oppure cinicamente operiamo secondo il proverbio “chiodo schiaccia chiodo” ingordi di affetto, di possesso, desiderosi di risarcimento. Comunque vada soffriamo per ciò che abbiamo perso e tentiamo di esorcizzare il dolore in qualche modo.
Il Natale ci dice qualcosa di diverso, ci apre alla speranza, alla luce, quella della stella la cui scia seguirono i magi fino alla grotta di Betlemme. Tutto ciò che di buono c’è stato nel tuo passato, i fili spesso sfilacciati della tua esperienza, lo ritroverai davanti a te. Quando sarà il momento riannoderai ogni cosa, elaborerai ogni senso della tua esistenza e tutto ti apparirà così come doveva essere da sempre. E non avresti voluto altro di ciò che hai avuto perché dovevi arrivare proprio lì davanti a quella grotta, con gli occhi colmi di pianto, un pianto liberatorio, un pianto di gioia. Proprio lì davanti a quella grotta e in nessun altro luogo. Inginocchiarti a contemplare la salvezza, a toccarla con mano ad ascoltarne il respiro il primo indistinto vagito, che ti guiderà da quel momento in poi fino al giorno della Resurrezione. Ecco il Natale! Possa il suo calore, la sua meraviglia, la sua gioia accompagnarvi sempre. Auguri a tutti voi che transitate di qui…
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