CHIESA DOMESTICA
L’eucarestia è salvezza ma può anche essere condanna. Tralasciamo per un attimo il discorso per nulla affatto secondario del sacrilegio che si commette prendendo la comunione in una condizione di peccato e soffermiamoci invece su cosa può realmente accadere in ciascuno di noi. Il corpo di Cristo cresce o tenta di crescere, il suo regno cerca spazio, sceglie una dimora. Ebbene se questa dimora non ci curiamo di rivestirla dei fondamenti della fede mediante le opere, essa sarà inferno e dannazione per noi. Tanto più dopo aver assunto il Corpo di Cristo. E può sembrare un paradosso ma non lo è. Pensate ad una pianta. Perché farla crescere nella nostra casa se non l’amiamo? Crescerebbe comunque piantata in un prato, oppure in un bosco. Siamo noi ad aver bisogno di lei, non viceversa. Anzi è probabile che essa condotta in un habitat che non è quello naturale, possa perire. La pianta non lo sa, ma si dona a noi per amore e per amore accetta di morire.
L’eucarestia non è una caramella, che produce un piacere momentaneo, è Gesù che ci educa alla sua legge dell’amore. Una educazione che richiede un impegno e una risposta da parte nostra. Altrimenti verrà rigettata in men che non si dica. Ed il rigetto è proprio la reiterazione del peccato, il caderci nuovamente dentro in una forma se è possibile ancor più virulenta. Come i virus che non vengono debellati totalmente dagli antibiotici. E continuano a covare sotto le ceneri fino alla successiva esplosione. L’antibiotico infatti è curativo nella misura in cui non trovi un ambiente già totalmente devastato dalla malattia. Non cura le cellule morte, ma quelle ancora vive e ammalate. Così è dell’eucarestia, se c’è peccato mortale, questo come un grosso tumore non sarà scalfito punto dalla medicina. E questo non tanto perché manchi la grazia necessaria per curare un tumore, Cristo può ottenercela; quello che manca sono le condizioni perché una volta rimosso quel tumore non rinasca nuovamente e in breve tempo. A volte chiediamo grazie che sarebbero comunque inutili; ad esse infatti non garantiamo il supporto perché durino nel tempo e proprio per questo non ci vengono date. Il fatto è che noi guardiamo al problema che ci affligge e che vorremmo risolto, non alle condizioni che ne impediscono la risoluzione. Dobbiamo lavorare sul contorno, sugli impedimenti, se vogliamo che la Grazia di Dio Padre Onnipotente venga profusa su di noi e sulle persone che amiamo. Dobbiamo guardare lo sfondo e tutto ciò che in realtà sembra accessorio. Esistono tante piccole grazie “purificatrici” prima di poter accedere alla Grazia che impetriamo, che una volta ottenute quelle, la Nostra ci apparirà diversamente importante rispetto a prima.
Concludo dicendo che il desiderio di poter accedere alla grazia sacramentale dell’eucarestia, dovrebbe essere bilanciato dall’impegno a rimuovere tutti gli impedimenti che non garantirebbero ad essa un terreno idoneo su cui attecchire. E’ la grazia più grande che possiamo ricevere qui sulla terra: il corpo di nostro Signore Gesù Cristo. Come vogliamo custodirlo? Quale dimora apprestargli? Oppure pensiamo che sia una sorta di big babol con magici poteri curativi, che si può prendere a nostro piacimento senza neppure ricorrere alla prescrizione del medico della mutua?
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