Mio Signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo.

Genesi, 18,3

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CHIESA DOMESTICA

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\\ : Storico : Educazione (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Alberico Mattiacci (del 08/02/2008 @ 10:33:46, in Educazione, linkato 177 volte)

A livello educativo si è pensato che vietare fosse improduttivo. Ad un giovane, ad un adolescente una cosa più gliela tieni lontana negandogliela, ponendogli un divieto, più sentirà attrazione verso di essa. E farà del tutto per impossessarsene. Così facendo abbiamo abdicato ai nostri compiti, di educatori, di genitori. Si pensa che a sottoporgli con apertura di mente e di cuore tutto il ventaglio delle possibilità, di persuadere i giovani a scegliere la strada giusta. Niente di più sbagliato. In quel ventaglio di possibilità, l’educatore ha il compito di dichiarare la sua scelta e di restare ad essa fedele. Di fornire cioè un esempio di coerenza. E al tempo stesso ha il dovere di sfoltire le mille e più opportunità che si presentano davanti alla mente del ragazzo, riducendole in definitiva a due.

Crediamo che ad essere di ampie vedute, tolleranti, si aiutino i giovani, gli si offrano più occasioni di quante ne possa offrire una educazione all’antica, rigida. Ma in un educazione così non c’è confronto/scontro, non c’è dialogo. Sembra che ci sia ricchezza, abbondanza di punti di vista, ma in realtà è solo fumo negli occhi. Si mette sotto il naso dei nostri figli una tavola imbandita e si dice fanne ciò che vuoi. Questo è il mondo, questa la realtà, ricca e varia.

Tu ritagliati un posto sicuro, o meglio al sicuro, un po’ in alto, così che non ti giunga il puzzo dell’esistenza e poi sii tollerante con tutto e tutti. Fa compromessi, non esporti mai troppo, mostrati caritatevole e compassionevole con tutti. E fa in modo soprattutto che non ti capiti di sbagliare, perché in realtà si può e si deve tollerare tutto, ma quel tutto non ci dovrà mai riguardare. Non si dovrà mai insinuare nelle nostre case, nelle nostre abitazioni.

Per educare così i figli ci vuole poco sforzo, l’impegno è minimo e i risultati fallimentari. Non si crescono persone responsabili, realmente adulte, ma si cerca solamente di mettere lontano i ragazzi dai pericoli nel momento in cui si finge di aprirsi alla realtà

Diversamente invece a rappresentare un punto fermo, un valico apparentemente insuperabile, si obbliga il ragazzo a scegliere una strada diversa, con assunzione di responsabilità e consapevolezza. Si rispetta il suo libero arbitrio, ma al tempo stesso gli si domanda di acquisire consapevolezza davanti alle scelte. Noi pensiamo che i ragazzi non sappiano dove vogliamo andare a parare, anche quando in maniera non diretta cerchiamo di portarli al nostro discorso, alla nostra scelta. Loro lo sanno eccome e se cerchiamo di ingannarli si sentono traditi. Per questo non ha senso fingere di non prendere una posizione seria e coerente, determinata, nel timore che possano fare la scelta contraria. Il divieto non è un impedimento, ma una occasione di crescita e maturazione, grande. Non si tratta di mortificare o far scattare i sensi di colpa. Se quelli si verificano la responsabilità spesso non è neanche dell’educatore, ma conseguenza del processo interiore che si compie nel ragazzo. La coscienza cioè, a fronte della netta opposizione che trova gli comincia a far male, proprio nel momento in cui stava accingendosi ad eluderla. Quel blocco, quel muro che ha incontrato, l’ha ridestata. Offrendogli una possibilità per correggere la rotta. Se questo non avverrà, si sarà comunque aperta una strada, seminato un seme che anche a distanza di anni potrà dare i suoi frutti.  

In queste affermazioni, nel percorso che ho cercato di tratteggiare è a mio avviso racchiusa la spiegazione del perchè una legge dovrebbe vietare e non acconsentire soprattutto quando in ballo c'è la vita e la morte. Speriamo che i cattolici comincino a comprenderlo. Si aprirebbe una nuova stagione per la Chiesa. Alberico

 
Di Alberico Mattiacci (del 23/02/2006 @ 16:40:00, in Educazione, linkato 133 volte)

I bambini hanno un serbatoio di idee e di amore, per vivere bene, per compiere la loro missione. Loro alla fine dei loro giorni, ci arriverebbero senza contaminarsi troppo. Perché vengono dall’altro mondo e portano con sé un carico di amore e di salvezza. E’ il mondo che li contamina, li snatura, li frena, li irretisce e alla fine li persuade che sono figli suoi.
Un bambino è un dono per l’eternità, un dono che non dura solamente in questa vita ma anche nell’altra, in quella che verrà. E i bambini hanno sempre qualcosa da insegnare ai loro genitori, qualcosa da comunicare perché sono “freschi” del contatto con Dio. Dovremmo avere il coraggio di metterci alla loro sequela e apprendere nuovamente l’arte della disponibilità, della collaborazione. Solo per questo carico di fidatezza di cui si fanno interpreti e testimoni spetterebbe loro un ruolo primario all’interno del nucleo familiare. Dovremmo andare a scuola da loro. Invece capita che un genitore qualunque spesso senza preparazione culturale e spirituale adeguate, pretende di riversare sul bambino quelle poche cose che ha imparato nel corso della vita e si improvvisa educatore. Non solo: lo fa partendo dalla premessa sbagliata che sarà lui a dare e l’altro a ricevere eludendo il principio di reciprocità che è connaturato ad ogni relazione.
Quando si è bambini, adolescenti, si ha sempre fretta di diventare adulti. Dovremmo sentirci noi grandi responsabili di questa fretta. Io credo infatti che essa non sia totalmente connaturata al bambino. Bensì egli osserva e intuisce che solo crescendo potrà realmente far valere i suoi diritti. Perché gli adulti sono sordi in realtà. Non tengono conto delle sue esigenze più profonde e vere. Danno scarso peso alle sue idee innovative, le temono, le vivono come una minaccia all’ordine costituito. Soprattutto per quanto si sforzino del contrario, non riescono a considerarlo un interlocutore credibile.
Queste ed altre ancora, sono sfide alle quali non potrò sottrarmi e sin da ora ne sono consapevole. Ma ci vorrà la benedizione di Dio perché nei momenti più scottanti che vivrò assieme alla mia bambina, io sappia ricordarmi di tutto ciò e trasformalo in quotidiano vissuto. Solo tenendo lo sguardo fisso su di lui, sul Cristo Redentore, le mie parole saranno qualcosa di più di semplici aspirazioni di bene operare.

Alberico

 
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