CHIESA DOMESTICA
E’ naturale che per un non credente esista solamente la prevenzione materiale, di quella spirituale non sa che farsene. Tanto più che quest’ultima contrasta con la precedente, annullandone i presunti benefici. Chi è convinto che per combattere l’AIDS in Africa, e negli altri continenti ci sia bisogno del preservativo, non riesce a capacitarsi del perché la Chiesa avversi l’unico valido strumento di prevenzione, ad oggi, nelle mani dell’uomo, per far fronte a questa malattia. Il problema viene affrontato nella sua fase finale, non si cerca di risalire a monte, alle sue possibili cause per tentare di curare alla radice. E’ un dato di fatto, afferma la vulgata più diffusa, esistono certe abitudini sessuali dell’uomo o della donna naturali o innaturali che siano, che a lungo andare possono portare a contrarre questa malattia. Ma non possiamo interrogare l’uomo dicendogli “Cosa stai facendo?” “Dove stai andando?” perché sarebbe un limitare la sua libertà, ci limitiamo a constatare che la situazione è questa e riempiamo il continente di profilattici. Quanti ne voleva mandare la Spagna di Zapatero? Ahahahahah permettetemi una risata liberatoria.
La Chiesa si preoccupa di applicare un altro tipo di prevenzione, la prevenzione contro il peccato, si carica sulle spalle il fardello di un oneroso privilegio (la fede gli è stata data perché altri potessero conoscere Cristo e la salvezza che da Lui proviene) e dice rendiamoci conto che questa malattia è conseguenza di abitudini sessuali improprie e che contraddicono quella che dovrebbe essere la normale relazione uomo donna, il fine per cui essi sono stati creati e per cui essi scelgono di unirsi per completarsi a vicenda: l’amore che genera, che da vita e non solo spirituale ma reale, concreta, in carne ed ossa. Ebbene tutto ciò è scomodo, terribilmente scomodo e fastidioso. Eppure dovremmo cominciare a renderci conto che la prevenzione spirituale dovrebbe essere tanto più necessaria di quella materiale. Spirito e materia hanno dato vita alla realtà umana, affinché possano armonizzarsi c’è bisogno che cada il loro dualismo e si raggiunga un nuovo equilibrio. E’ sul legno della croce che tutto ciò è accaduto e continua ad accadere, nell’offerta di sé che Gesù Cristo nostro Signore ha compiuto per noi. L’uomo nuovo nasce lì per quanto scandaloso possa apparire.
Chi è che ha bisogno di un esercito di ammalati spirituali da guarire? Non certo Cristo. E’ vero che è venuto per i peccatori ma ne avrebbe fatto volentieri a meno se le cose fossero andate diversamente. Non facciamoci trarre in inganno da Satana. Daccordo a Pasqua diciamo "O felix culpa, quae talem ac tantum meruit habere Redemptorem! Ma ciò non significa che per meritarci ad ogni passo della nostra esistenza la Grazia, dobbiamo continuare a peccare. O che, più siamo peccatori, più siamo meritevoli di Grazia. Credere questo significa aggiungere masochismo e perversione alla nostra miserevole condizione di peccatori. Peccatori infatti non lo si diventa lo si è. Lo si è fin dalla nascita e non possiamo pensare che sia in nostro potere dirimere la questione del peccato, a seconda delle stagioni, quantitativamente e qualitativamente. Oggi ho fatto un peccatuccio, domani magari me ne scappa uno più grande ma poi quando viene il tempo di quaresima… Chi non è buono per Dio, per tutte le stagioni, non è buono neanche per gli uomini.
Caratteristica del peccatore è la sua inconsapevolezza, l’essere dentro una gabbia e non accorgersi del male che fa a se stesso e agli altri. Ora oggi, siamo arrivati al punto in cui il peccatore vorrebbe far passare la sua logica per legittima, imporre la sua capacità di modulare e gestire il peccato e questo è agghiacciante. Un vero e proprio delirio di onnipotenza. Che minaccia le fondamenta della Chiesa. Bisogna sempre guardarsi dal veleno del peccato che si insinua nella dottrina della fede e non confonderlo con la misericordia infinita a cui si è tenuti nei confronti del peccatore. Forse qualcuno vorrebbe che al posto degli ex voto ci fossero in chiesa targhe a ricordo dei peccati commessi? Non il ricordo della Grazia ricevuta ma quella dell’errore commesso? Non è dagli errori che si impara, si impara davvero quando abbiamo superato l’errore. Quando l’errore è alle nostre spalle e non c’è più niente o nessuno che ci spinga a ripeterlo.
In una società in cui la cultura della prevenzione tenta di affermarsi ovunque, (prevenzione contro i tumori, contro i terremoti, contro le malattie cardiovascolari, contro gli incidenti d’auto, contro gli incendi, ecc. ecc..) sembra che soltanto la chiesa non abbia il diritto di prevenire i danni spirituali che il peccato può arrecare all’uomo.
Dobbiamo metterci bene d’accordo o la cultura della prevenzione è una grande mistificazione che serve solamente ad arricchire le tasche di chi se ne fa promotore nei vari ambiti del vivere civile, oppure ha diritto di esistere anche la prevenzione nel campo spirituale. Personalmente credo che l’esasperazione di un tale tipo di cultura non giovi a nessuno, la realtà è così imprevedibile e bizzarra che per quanta prevenzione si possa attuare ci sarà sempre qualcosa o qualcuno che ci lascerà spiazzati ed inermi. Detto questo, ciò non toglie che la cultura della prevenzione se applicata con rigore e per tempo produca indubbi benefici in termini di scampato pericolo. Soprattutto con il tempo andrà a produrre un nuovo abito, un nuovo costume di vita, che renderà l’individuo maggiormente pronto e consapevole di affrontare l’eccezionalità del caso.
Oggi alcuni vorrebbero che la chiesa dicesse in campo spirituale sempre e comunque si al peccato, “tanto siamo peccatori continuiamo pure a farlo”. Non si capisce quale profonda differenza esista tra il dire: “la nostra è una chiesa fatta anche di peccatori” e “la nostra è una chiesa peccatrice”. Se la chiesa fosse peccatrice tutto ahimè sarebbe perduto, a rigor di logica dovremmo concludere che peccatore sarebbe stato lo stesso Gesù Cristo. Satana vorrebbe che giungessimo a questa conclusione e per fare ciò ci mischia le carte a dovere.
La chiesa nei confronti del peccato è sempre vigilante, sempre in lotta fosse anche con le armi dell’amore e della non violenza. La chiesa dice no al peccato, senza si e senza ma. E questo a prescindere dal fatto che colui che ha pronunciato a gran voce il no debba un giorno rimanere o meno prigioniero delle sue maglie. La caduta è dietro l’angolo, ma la caduta va sempre evitata e necessariamente deprecata. L’individuo invece fatto salvo o salvato o comunque aiutato a tornare sulla retta via.
Ora arriviamo al punto. Accettare il preservativo da parte della Chiesa sarebbe come dire: peccate pure fratelli senza problema alcuno! Tanto si sa che esiste il peccato è inutile cercare di combatterlo, prima o poi si cade tutti. Arrendentevi! Che è il contrario del monito evangelico Vigilate! Il preservativo non è il simbolo del peccato, ma è simbolo di uno stile di vita che a livello spirituale è peccato. E allora chi lo usa non si salva? Non è detto, probabilmente si salva più di chi non è ha fatto mai uso. Ma non è questo il punto. E’ come se un medico dicesse ad un paziente: tu stai bene ma preferisco che ti ammali così posso curarti. Questa non è misericordia è perversione. Chi vuole una chiesa di ammalati per poi curarli è un eretico non è figlio di Dio.
I nostri pensieri sono fatti per la relazione appartengono agli altri. Siamo tutto ciò che doniamo nulla di più. A volte ci teniamo addosso una identità scolpita con qualche parola; poca cosa a dire il vero. Il meglio lo diamo se diventiamo protagonisti della nostra vita e ci mettiamo in gioco per gli altri, a loro favore. Solo allora scopriamo quale è il nostro autentico valore, non prima. Nella capacità di donare tutto noi stessi. Nella radura, nello spazio che si apre, all’interno del quale si attua il nostro intervento. E’ come un precipitare nella vita vera, autentica, reale.
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