Mio Signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo.

Genesi, 18,3

< settembre 2010 >
L
M
M
G
V
S
D
  
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
     
             
Cerca per parola chiave
 
Titolo
Aborto (4)
Attualità (4)
Bambini (1)
Cattolici (3)
Chiesa (3)
Comunicazione (2)
Corpo umano (4)
Cristo (6)
Cultura (10)
Educazione (2)
Eucarestia (1)
Famiglia (25)
Grazia (10)
Islam (3)
La parola (13)
Linguaggio (38)
Lotta spirituale (10)
Maria (5)
Natale (1)
Papa (10)
Parabole (1)
Politica (7)
Preghiera (6)
Salmi (1)
Spiritualità (17)
Varie (5)

Catalogati per mese:

Gli interventi più cliccati

Ultimi commenti:
Buildings are expens...
19/08/2010 @ 03:16:47
Di Anonimo
Dio è uninvenzione d...
20/06/2010 @ 21:03:11
Di Brus
Ciao Alessandro perc...
04/05/2010 @ 10:43:29
Di Alberico
Titolo
icone (3)

Le fotografie più cliccate
Titolo
A tuo avviso la grazia la si ottiene...

 per merito
 per dono gratuito
 per rispetto della legge mosaica
 per assenza di peccato
 nessuna delle precedenti risposte
Titolo




dal 2 Dicembre 2005


Creative Commons License

Questa opera (Chiesa Domestica) è pubblicata sotto una Licenza Creative Commons

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001


04/09/2010 @ 19.44.07
script eseguito in 93 ms






Add to Technorati Favorites

CHIESA DOMESTICA

Immagine

\\ : Storico : Corpo umano (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Alberico Mattiacci (del 02/04/2008 @ 16:17:43, in Corpo umano, linkato 182 volte)

Ecce homo! Povero Cristo, povero corpo. Mentre le ragioni tacciono, si leva dalla confusione e dalla grida, si staglia su tutto e tutti un corpo martoriato, un corpo offerto, in remissione dei peccati. E il suo linguaggio è crudo, forte, vero. E’ il linguaggio della sofferenza quello che nessuno di noi vorrebbe mai parlare. E’ un linguaggio estraneo all’uomo che cerca fino all’ultimo di esorcizzarlo. Abituato com’è a far tacere il corpo, a non ascoltare ciò che ha da dire. Cosi che quando irrompe il suo grido, tutta la realtà diventa insopportabile.

Non c’è speculazione su quel dolore, viene patito e sofferto, dal dio e dall’uomo senza alibi, senza compromessi. Ogni goccia di sangue versata in terra purifica e lava, riscatta da morte. Avanti, avanti mio Dio, tu con il tuo corpo, sopra il calvario a conquistare per noi la salvezza. Concedimi di salirlo anch’io, fianco a fianco a te.

Il corpo si svuota della pesantezza che millenni di storia ci hanno caricato sopra. Tutto viene riscattato. Questa è la via della Resurrezione. E’ il Corpo a trionfare

Occhi che vedono la bellezza

Labbra che si schiudono per un bacio

Mani che si levano in alto per il ringraziamento

Braccia che si aprono per sostenere

Piedi come colonne del tempio

Gambe che percorrono il tempo e la storia

Tutto avvolto nel Silenzio l’uomo dall’Inferno nel quale era sprofondato trova nuovamente collocazione nel Paradiso.

 
Di Alberico Mattiacci (del 31/03/2008 @ 15:18:22, in Corpo umano, linkato 197 volte)

Certe volte,come Eva da una costola d'Adamo, una donna nasceva nel mio sonno da una falsa positura della mia coscia. Marcel Proust, All'ombra delle fanciulle in fiore

Il corpo quante volte ce ne dimentichiamo, quante volte lo viviamo inconsapevolmente, con l’impressione che tutto si concentri nella testa e il resto sia solamente a questa accessorio. Figuriamoci il corpo di Cristo, se possiamo esserne consapevoli se riusciamo a sentircelo addosso, se riusciamo a sentircene parte. Ad un livello basso, corporeo appunto, fisico, non concettuale.

L’uomo moderno non vive il corpo nella sua interezza, ma lo focalizza in due punti vitali: la testa ed i genitali. Il primo gli serve a produrre un numero infinito di pensieri e parole spesso inutili e superflui il secondo a soddisfare la sua ricerca di piacere. Tutto il resto del corpo viene utilizzato in funzione di questi due organi. Anzi spesso viene tralasciato e trascurato per dare spazio ad essi. Non lo si cura. Certo a seconda del mestiere e della professione che svolgiamo, di quelli che sono i nostri hobby e interessi, possiamo dare più o meno spazio nella nostra quotidianità ad altri organi, ma in genere quelli che sembrano rivestire per noi un maggiore interesse, non solo fisico ma anche per così dire “culturale” sono la testa e i genitali. Degli altri ce ne ricordiamo solitamente quando c’è qualcosa che non va.

Questa mancanza di interezza nella visione e nella percezione del nostro corpo, non gioca a nostro favore. Non fa giungere a maturazione la nostra identità. Con gravi ripercussioni sulla psiche. Se non ho corpo, se non so dare ad esso una forma adeguata che mi rispecchi, che rispecchi quello che sono realmente, come posso sentire il mio non- corpo come parte di un corpo di più vaste dimensioni, ossia il Corpo di Cristo? Oggi stare bene con il proprio corpo, significa essere più o meno magri, più o meno alla moda. Significa attirare su di sé l’attenzione, significa guardare al corpo come ad un feticcio, non permettere che esso stia lì a significare qualcosa d’altro. Il corpo è un idolo e ad esso sacrifichiamo tutte le nostre energie. Siamo concentrati su di esso, siamo ripiegati su i nostri pensieri, sensazioni, emozioni. Ne facciamo incetta.

Proviamo invece ad immaginare il nostro corpo non in quest’ottica autoreferenziale, ma nell’ottica della salvezza. Un corpo offerto al proseguimento, alla diffusione della salvezza, che annunci ai confini del mondo che essa è compiuta una volta per sempre. Un corpo che continuamente si offre, nei suoi pensieri, nei suoi gesti concreti e fisici, affinché altri possano entrare a far parte del Corpo di Cristo che è la Chiesa. Un corpo che prima ancora mediante il Corpo Sacramentale di Cristo (si veda per questo l’articolo di Michele) si lascia assalire da una nuova forma, fa sì che essa lo ri-plasmi, lo riprogetti, lo porti a compimento. Che realizzi ciò che lui è. Poiché solo a condizione di poter scoprire la propria vocazione-identità si può donarla agli altri. Viceversa la non conoscenza della Grazia divina ci fa spendere inutilmente una vita per noi stessi.

Ebbene un corpo siffatto prosegue l’opera della redenzione, respira, mangia, si muove, comunica, annunciando la resurrezione. Un corpo siffatto proclama l’Amore che vince la Morte. Un corpo siffatto è la vita che trionfa. Sempre. E’ corpo Santo. Potremmo concludere parafrasando le parole di Proust che da una esatta positura e contestualizzazione di tutti gli organi del corpo, dal’inserzione di questi nel dinamismo della storia della salvezza, prosegue l’opera di Cristo.

 
Di Alberico Mattiacci (del 25/01/2008 @ 06:58:00, in Corpo umano, linkato 164 volte)

Occuparsi di regnare su noi stessi, governarci, vincere le tentazioni appare oggi sempre più un’occupazione inutile, faticosa, senza attrattive, mortificante, a fronte della possibilità di fare incetta di emozioni adrenaliniche, appaganti, intense. La nostra quotidianità si gioca su questo, la ricerca spasmodica di una vertigine che dia un senso a ciò che senso non ha. L’incetta di emozioni diventa una esigenza primaria, se i punti di riferimento mancano, se niente e nessuno può colmare il vuoto lasciato nelle nostre esistenze dal’assenza di Cristo.
Il corpo in quest’ottica diventa un’arma micidiale, il veicolo privilegiato per la raccolta di piaceri. Non un tempio da custodire con cura e con riserbo, perché in esso ha luogo la sacra unione tra l’uomo e Dio, bensì un oggetto, il più bello e accattivante degli oggetti, da esibire ed usare, sfruttando tutte le sue potenzialità. Fatto a pezzi viene messo in vendita e si impedisce in tutti i modi che venga ricostruito nella sua interezza. Questa è l’era delle gambe, del sedere, dei seni, delle labbra, non è l’era delle persone. Se ci aggiungiamo il cervello come strumento di potere e sopraffazione, il cuore, perché fornisce la spinta dei sentimenti e della passionalità abbiamo il quadro completo di ciò che comunemente sono gli individui nella nostra società. Bei pezzi di corpo! Chi più chi meno. Manca l’interezza, manca la visione d’insieme, perché manca l’elemento aggregatore. Gli uomini sono diventati carnivori, e si divorano con i pensieri l’un l’altro, si smembrano, si fanno a pezzi per la smania di possesso, e il bello è che dopo aver compiuto questo sacrilegio pretendono di dialogare tra loro come persone. In un mondo in cui pezzi di carne sono in vendita, si scatenano invidie e gelosie per accaparrarsi quello più bello. Dio ha amato la nostra carne, l’ha riscattata pagando un prezzo molto alto: la morte del suo figlio unigenito. Noi ne facciamo commercio. Provate in un simile contesto ad immaginarvi la resurrezione della carne, ne verrebbe fuori un film dell’horror grottesco e sarcastico. Pezzi di corpo umano che riprendono vita. Ma davvero immaginiamo che potrà essere così? Abbiamo il dovere di rispettare il corpo, di renderlo sacro. Di approfondirne la conoscenza, di esplorarlo. Come non può affascinarci l’idea della resurrezione della carne Verso questi confini ancora inesplorati dovremmo tendere per ricavarne una nuova idea antropologica di uomo. Cristo risorto che mangia pesce sulle sponde del lago Tiberiade, ci conquista per la intrinseca possibilità che l’episodio rivela. Delle modalità della resurrezione sappiamo davvero poco. Ma intuiamo, è il buon senso a dircelo, come senza dubbio non sarà. Non sarà in definitiva un ricomporsi di pezzi dopo la mattanza. Carne e corpo ce l’avranno solamente coloro i quali si saranno nutriti dell’unica carne e dell’unico corpo degni di sconfiggere la morte. Chi sarà stato carnivoro dei pensieri e avrà alimentato unicamente se stesso invece di contribuire ad estendere, ad allargare la possibilità che altri individui venissero salvati mediante il corpo di Cristo, avrà senza dubbio la sensazione di sentirsi definitivamente disabitato, privo non solo di una identità ma anche di un corpo capace di accoglierla.


Alberico

 
Di Alberico Mattiacci (del 23/01/2006 @ 18:47:00, in Corpo umano, linkato 129 volte)

Dobbiamo stare molto attenti ad usare le parole. Perché le parole spesso e volentieri accadono. Più frequentemente di quanto potremmo rendercene conto ed esserne consapevoli, nel bene o nel male esse si verificano, lasciandoci sorpresi e a volte perfino interdetti. Questo accadere delle parole che tanto ci allarma quasi si trattasse di magia o di un evento soprannaturale altro non è che la conferma della loro intima natura: le parole non sono cose bensì fatti. E un fatto quando si verifica si verifica, ossia è reale, accade e comporta delle conseguenze. Cosi quando noi maneggiamo le parole; senza rendercene conto, trattiamo materiale delicato, esplosivo, incendiario, capace di produrre stati d’animo, emozioni che condizionano la vita dell’anima, la determinano. E’ nell’insorgere della comunicazione che dobbiamo porre attenzione, perché poi quando la parola è detta, è pronunciata, diventerà più difficile fermarla. E questo vale per il “parlato”, ossia per il passaggio dal pensiero alla comunicazione dello stesso, ma lo stesso dicasi per il “pensato”, ossia dall’insorgere del pensiero, al suo prendere consistenza nella nostra mente, al trovare in essa abitazione. In entrambi i casi noi possiamo prestare o meno la nostra voce, il nostro spirito vitale. Per questo si tratta di stare molto attenti e di vigilare per capire a chi o a che cosa stiamo prestando la nostra voce, le nostre energie.
La parola ha sempre un ritorno, una volta detta, una volta pronunciata, e questo ritorno è un indicatore valido per capire di che parola si tratta. Se questo feedback produce contaminazione e inquietudine, ossessione, fissità del pensiero, angoscia, disperazione, tristezza, allora siamo pur certi di aver prestato la nostra voce non alla Parola di Dio, ma ad un suo surrogato. Se l’aderenza con questa parola è tale che non riusciamo più a dormire, condiziona oltremodo la nostra esistenza, allora dobbiamo attivarci prontamente perché sicuramente c’è qualcosa che non va. Il nemico è già penetrato con le sue armate nel nostro territorio, perché noi gli abbiamo spianato la strada, gli abbiamo dato accesso. Credevamo solamente di pensare o più semplicemente di parlare, e invece qualcosa si compiva, accadeva sotto i nostri occhi. Qualcosa di cui non eravamo affatto consapevoli. Del resto quei pensieri e quelle parole non facevano altro che definire la nostra identità, a fronte di chi ci prestava ascolto, che importa che fossero un monumento all’odio o alla tracotanza, erano pur sempre le nostre idee, tutto ciò in cui noi ci riconoscevamo.
E’ il demonio a volerci far credere che si tratta solamente di pensieri, e non di fatti. Il suo regno etereo (dell’etere) non approda mai alla realtà, non si incarna. Noi invece abbiamo dalla nostra la forza dell’alito vitale, la forza dello Spirito Santo che fa si che la nostra voce determini o meno l’accadimento delle parole. La scelta della libertà si compie a monte, prima ancora che le parole vengano dette e pronunciate. Prima ancora che noi si aderisca o meno ai pensieri che insorgono nella nostra mente. Poi diventa troppo tardi, poi potremmo diventare solamente liberi prigionieri dello spazio, ossia gli abitatori di uno spazio artificiale, lontano dalla realtà, disgiunto da essa, in cui l’espansione virtuale delle possibilità ci fa credere di essere fittiziamente liberi. Mentre invece siamo lontani mille miglia dall’incidere positivamente sulla realtà, anzi non la tocchiamo proprio la realtà e quando lo facciamo è solo per danneggiarla.
Diverso il feedback che ricaviamo quando la nostra voce la prestiamo alla Parola che è compimento della volontà di Dio: quiete, serenità, accrescimento dell’energia, consapevolezza che pur nell’inutilità del nostro agire qualcosa di buono abbiamo compiuto. Una forza nuova e inaudita che ci spinge ad andare sempre avanti e a migliorarci. Dovremmo cominciare ad accettare che la nostra identità e la nostra libertà risiedono tutte in quell’alito divino che ci è stato dato al momento del nostro concepimento, in quella nostra voce, che noi utilizziamo per trasmettere ed inviare messaggi all’interno dell’universo comunicativo nel quale siamo immersi. Ma se non siamo capaci di riconoscere la natura dei messaggi a chi la presteremo questa voce? Quando l’etere avrà finito per risucchiare tutta l’energia di cui siamo stati dotati, saremo così lontani dalla realtà, da Cristo nostro Corpo, che si saranno ridotte considerevolmente le possibilità per una resurrezione. Veniamo continuamente assorbiti in un mondo che è destinato a perire, in un mondo di fantasmi che svanirà come rugiada al sole. Viceversa dovremmo penetrare nel Corpo di Cristo, esserne parte. Sentirci in comunione con esso. L’unico Corpo che ha vinto la morte, che è Corpo quindi della Resurrezione. Il Corpo dell’unità, dell’agape, della fratellanza. Un corpo per tutti. Alberico

 
Pagine: 1