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<title>chiesa domestica</title><link>http://www.chiesadomestica.it/dblog/</link>
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<item>
	<title><![CDATA[Questo mondo e l'altro mondo]]></title>
	<description><![CDATA[<div style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" align="justify"><font size="3">Questo mondo e l’altro mondo, quello che ci attende dopo la morte, sono due mondi incomunicabili tra di loro. Non usano cio&egrave; lo stesso strumento comunicativo ossia la parola. Quindi l’incomunicabilit&agrave; non riguarda i contenuti, &egrave; un fatto solamente per cos&igrave; dire tecnico. </font></div>
<div style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" align="justify"><font size="3">Noi sappiamo notizie dell’altro mondo, ce lo dicono la Bibbia e poi i Vangeli; ogni cristiano sa cosa l’attende dopo la morte. Ma non riesce ad immaginarsi cos’&eacute; questo dopo, non ne ha esperienza e quindi in un certo senso non lo conosce. Deve fidarsi o meglio affidarsi alla Parola di Dio contenuta nei Libri Sacri.</font></div>
<div style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" align="justify"><font size="3">E questo basta, &egrave; sufficiente. E’ la parola di Dio il vero Stargate per l’altro mondo. E’ Cristo, Parola che si &egrave; fatta carne, che ci indica la via. Altro non abbiamo e altro non ci serve. E non lo abbiamo non per un dispetto del Padreterno, ma perch&eacute; non si possono travalicare le leggi della natura. In questo mondo con questa struttura del nostro corpo, con questa nostra antropologia, il mezzo pi&ugrave; potente a disposizione &egrave; la parola, e su tutte le parole la Parola di Dio che si fa carne. Sono strumenti potentissimi e sufficienti a veicolare qualsiasi messaggio anche quello della salvezza e della resurrezione. Se non ci crediamo &egrave; un problema nostro, se non riusciamo ad interpretare il suo codice &egrave; perch&eacute; non siamo in grado di farlo. E’ perch&eacute; qualcosa o qualcuno disturba la nostra ricezione.</font></div>
<div style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" align="justify"><font size="3">L’altro mondo &egrave; gi&agrave; presente quindi in mezzo a noi, questo mondo ne &egrave; un riflesso nel bene e nel male. Nel senso che qui noi gi&agrave; sperimentiamo cosa saranno inferno, purgatorio e paradiso. Lo facciamo con i mezzi che abbiamo a disposizione, un corpo ed il suo linguaggio. Poi lo faremo in una maniera cos&igrave; diversa, che questo corpo e questo linguaggio ci risulteranno del tutto incomprensibili. </font></div>
<div style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" align="justify"><font size="3">Mi viene in mente la parabola del ricco Epulone che chiedeva il permesso per scendere sulla terra ad avvertire quelli della sua famiglia che continuavano a vivere nel peccato. “Hanno i profeti” se non credono a loro a chi altro potranno credere. Ad uno spettro forse? Ad un morto vivente?</font></div>
<div style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" align="justify"><font size="3">E sintomatico che l’uomo sia alla ricerca sempre di eventi straordinari, di letture fantastiche e fantasiose, che possano appagare il suo desiderio dell’aldil&agrave;, e questo lo spinge a popolare il suo universo di creature bizzarre ed improbabili, che puntualmente per&ograve; vengono umanizzate per ci&ograve; che concerne il linguaggio e la comunicazione, verbalizzate.</font></div>
<div style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" align="justify"><font size="3">Ebbene nell’altro mondo le tecniche di comunicazione che conosciamo non funzionano, sono inutili, lo sforzo non &egrave; a dire e a fare, ma ad essere consapevoli che le cose stanno cos&igrave; come stanno. La visione &egrave; pi&ugrave; alta se volete pi&ugrave; onnicomprensiva e abbraccia una dimensione spazio temporale di proporzioni vastissime, o meglio si ferma ad abbracciare quell’orizzonte che si &egrave; costruito sulla terra, in questo mondo, con la propria vita. </font></div>
<div style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" align="justify"><font size="3">La parola &egrave; svuotata del suo potere creativo, della sua forza, della sua vitalit&agrave;; o porta con se qualcosa, e allora pu&ograve; ritenersi salva, immersa nella consapevolezza dell’amore di Cristo, oppure e totalmente vuota, perch&eacute; ha bruciato e consumato tutto. Cos&igrave; l’uomo, cos&igrave; la sua anima.</font></div>
<div style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" align="justify"><font size="3">Quando si muore i giochi sono fatti; ecco perch&eacute; la vita &egrave; una grande meravigliosa ed unica opportunit&agrave; per edificare la dimora per l’eternit&agrave;. Dopo non avremo pi&ugrave; le parole per farlo, a meno che qualcuno non ci ricordi nelle sue preghiere. Non ci spinga avanti nuovamente con la Parola che vince la morte.  </font></div>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.chiesadomestica.it/dblog/articolo.asp?articolo=199]]></link>
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	<dc:date>2009-09-24T14:05:28+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Alberico Mattiacci</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Cristo parola di salvezza]]></title>
	<description><![CDATA[<div style="LINE-HEIGHT: normal; TEXT-ALIGN: justify"><font face="Calibri">&nbsp;<font size="3"><span style="FONT-SIZE: 12pt; FONT-FAMILY: Arial">Il passato: grumi verbali e poi non c&rsquo;&egrave; niente nient&rsquo;altro che parole? </span><span style="FONT-FAMILY: Arial">Ma allora siamo solamente parole? Dove &egrave; finito il corpo nel passato, il corpo del passato?&nbsp;Il corpo nel passato non c&lsquo;&egrave; pi&ugrave;. E questo forse perch&eacute; &egrave; proprio della natura del corpo vivere solo ed esclusivamente nel presente. Un mucchio di parole che preparano il corpo che dovr&agrave; ancora venire. Sostantivi verbi, locuzioni intere frasi, periodi&hellip; e il soffio, il soffio vitale che con il passare degli anni si va sempre pi&ugrave; affievolendo. Tutto questo e nulla pi&ugrave; &egrave; l&rsquo;uomo, l&rsquo;umano. Parole parole e parole&hellip;.e un corpo che non resiste agli anni che non pu&ograve; fare la differenza perch&eacute; finisce per non esistere pi&ugrave;. Poi torner&agrave; ad essere polvere. Ma allora dov&rsquo;&egrave; la salvezza, dove la differenza? <br />Nel luminoso corpo di Cristo, imperituro, nel farci sempre pi&ugrave; simile a lui. O finire nel nulla o finire in braccio a Cristo. L&rsquo;inferno &egrave; un cumulo di parole rancorose, inutili, inutilizzabili, vuote. L&rsquo;inferno &egrave; essere disincarnati per sempre. Un nome gettato nella solitudine, abbandonato. Dio non voglia mai per nessuno. <br />Oppure l&rsquo;approdo, la terra promessa. Messaggeri che vengono dal futuro ad informarci, con parole che danno vita, pace, serenit&agrave;. Ricostituiremo noi stessi in Cristo, attingendo a lui, alla sua linfa. Abbiamo cominciato a farlo. E non &egrave; pi&ugrave; presente, in Cristo tutto gi&agrave; &egrave; futuro, il tempo, futuribile, realizzabile. Deve venire e verr&agrave;, come cosa certa. Il tempo realizzabile &egrave; il tempo di Cristo, il tempo, che senza se e ma, si realizzer&agrave;, con fede incrollabile. Ges&ugrave; &egrave; uno scatto in avanti, rispetto alla normale percezione temporale. E&rsquo; una direzione altra, diversa, che curva verso il cielo e si allontana in un baleno anni luce dalla terra</span></font>.&nbsp;&nbsp;</font></div>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.chiesadomestica.it/dblog/articolo.asp?articolo=198]]></link>
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	<dc:date>2009-07-17T09:28:13+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Alberico Mattiacci</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Le due Stirpi - Antropologia Genetica della Parola – 8]]></title>
	<description><![CDATA[<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-SIZE: 11pt"><em><strong><font size="3"></font></strong></em></span></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-SIZE: 11pt"><strong><em><span style="FONT-SIZE: 11pt"><span style="FONT-SIZE: 11pt"><font size="3"><img style="WIDTH: 150px; HEIGHT: 207px" height="161" alt="" src="http://www.chiesadomestica.it/public/serpente.jpg" width="150" align="left" /></font></span></span></em></strong><font size="3">&nbsp;<font color="#0000ff"><font color="#3366ff"><a name="VER_14"><span style="FONT-SIZE: 11pt; FONT-FAMILY: "><em><strong>Allora il Signore Dio disse al serpente: &quot;Poich&eacute; tu hai fatto questo, sii tu maledetto pi&ugrave; di tutto il bestiame e pi&ugrave; di tutte le bestie selvatiche; sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita.</strong></em></span></a><a name="VER_15"></a></font><span style="FONT-SIZE: 11pt; FONT-FAMILY: "><em><strong><font color="#3366ff"> Io porr&ograve; inimicizia tra te e la donna, <u>tra la tua stirpe e la sua stirpe</u>: questa ti schiaccer&agrave; la testa e tu le insidierai il calcagno&quot;.</font> </strong></em></span></font></font></span></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-SIZE: 11pt"><font size="3"><span style="FONT-SIZE: 11pt; FONT-FAMILY: "></span></font></span><span style="FONT-SIZE: 11pt"><font face="Times New Roman"><font face="Arial" size="3">Siamo davanti alla pi&ugrave; eloquente prova di come la Parola pu&ograve; divenire Genesi Antropologica della condizione umana. Il Peccato Originale, l&rsquo;aver avuto accesso alla Conoscenza del Bene e del male, &egrave; divenuto Antropologia, ovvero condizione iscritta nel DNA, sia spirituale sia fisico, dell&rsquo;Umanit&agrave;. La Parola e la Verit&agrave; in Essa contenuta, se scelta o rifiutata, producono predisposizione, attitudine alla realt&agrave; conseguente alla scelta. Si diventa quel che si sceglie e si sceglie quel che si vuole diventare&hellip; Quindi la Parola diviene Indicazione e Occasione che ci viene data per vedere riqualificata, in noi, quella realt&agrave; che ci viene presentata o il suo esatto contrario&hellip; E cos&igrave; avvenne per l&rsquo;Umanit&agrave; quando Dio, dopo aver condannato l&rsquo;Uomo la Donna e il Serpente, scacci&ograve; la prima coppia umana dal Paradiso Terrestre o dalla condizione che esso rappresentava. Poi, Adamo si un&igrave; ad Eva ed ella partor&igrave; un figlio maschio e lo chiam&ograve; Caino e poi<img style="WIDTH: 150px; HEIGHT: 230px" height="161" alt="" src="/public/Mannonnina.jpg" width="150" align="right" /> ancora partor&igrave; e nacque Abele&hellip; in essi vi era gi&agrave; iscritta geneticamente la scelta, il Bene e il male potevano divenire predominanti nell&rsquo;uno o nell&rsquo;altro in conseguenza del movimento che i desideri avrebbero orientato nella scelta&hellip; Si, perch&eacute; si sceglie con il Desiderio ed &egrave; il Desiderio che, in noi, attiva la Genesi conseguente, che &egrave; presente in noi al punto che il male o il Bene sono in grado di fecondare i Desideri espressi e far maturare nel reale il frutto della nostra scelta. E questo sia a livello mentale, affettivo e fisico.</font></font></span></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-SIZE: 11pt"></span><font size="3">Ma cosa qualifica il Desiderio per farlo orientare verso il Bene o verso il male? E&rsquo; la considerazione del Possesso, presente nella dinamica del Peccato Originale, &egrave; l&rsquo;<b style="mso-bidi-font-weight: normal">Avere per Essere</b>&hellip; Quando vogliamo per Essere si scatenano tutte le forze negative che sono in noi, mentre quando vogliamo <b style="mso-bidi-font-weight: normal">Essere per Dare, </b>ecco che le forze del Bene in noi orientano tutti i dinamismi d&rsquo;Anima, Mentali, Affettivi e Fisici perch&eacute; venga a prodursi il Bene attraverso il Divenire Bene per altri.</font></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><font size="3">Va detto che tutti siamo schiavi della dinamica perversa del peccato e che la Salvezza operata da Cristo per tutta l&rsquo;Umanit&agrave; consiste nell&rsquo;aver introdotto nell&rsquo;Umanit&agrave; il <b style="mso-bidi-font-weight: normal">Verbo</b>, ovvero Egli stesso che &egrave;&hellip; <b style="mso-bidi-font-weight: normal">Amore che Vive per Essere Donato&hellip; Amore che E&rsquo; Amore che Dona Amore, </b>e Lui si &egrave; Fatto Cibo per <b style="mso-bidi-font-weight: normal">Essere Assimilato</b> dall&rsquo;Uomo e dalla Donna al punto da divenire capace, in Noi, di modificare Geneticamente la struttura del Pensiero dei Sentimenti e delle Azioni&hellip; Nutrirsi di Dio per Divenire <b style="mso-bidi-font-weight: normal">Stirpe di Dio</b> e la Genesi corrispondente a questa Scelta avviene per Assimilazione diretta&hellip; Non per nulla Ges&ugrave; si &egrave; chiamato Pane della Vita e ha usato la stessa dinamica del mangiare presente nel peccato originale, perch&eacute; come mangiando il frutto del peccato questo &egrave; entrato in noi, cos&igrave; mangiando il Corpo stesso di Ges&ugrave; possiamo far entrare in Noi la Genesi del Bene&hellip; che &egrave; Dio Stesso!</font></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: center" align="center"><font size="3"><span style="mso-bookmark: VER_56"><b style="mso-bidi-font-weight: normal"><i style="mso-bidi-font-style: normal"><span style="FONT-SIZE: 11pt">Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui.</span></i></b></span><b style="mso-bidi-font-weight: normal"><i style="mso-bidi-font-style: normal"><span style="FONT-SIZE: 11pt"> Gv 6,56 </span></i></b></font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: center" align="center"><b style="mso-bidi-font-weight: normal"><i style="mso-bidi-font-style: normal"><span style="FONT-SIZE: 11pt"><font size="3">&hellip; Gv 6,58 </font></span></i></b></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><font size="3"><span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span>E Che Ges&ugrave; fosse della Stirpe dell&rsquo;Uomo in Davide e della Stirpe della Donna in Maria &egrave; noto a tutti&hellip; Quindi noi possiamo decidere ed accogliere la Verit&agrave; che la scelta della Vita impone&hellip; Divenire per Grazia Stirpe di Dio o lasciarci tentare dal divenire l&rsquo;opposto: esseri in balia di un male che rifiuta l&rsquo;Essere per Amare, che rifiuta Dio, la Sua Vita e l&rsquo;appartenere a Lui.</font></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.chiesadomestica.it/dblog/articolo.asp?articolo=197]]></link>
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	<dc:date>2009-06-25T11:41:24+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Michele Corso</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Il "Privilegio" del peccatore]]></title>
	<description><![CDATA[<div style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><font size="3">Quando sento qualcuno che parla di valori, che si riempie la bocca con la parola valori provo un senso di fastidio e di disagio. Fastidio e disagio che aumentano in maniera esponenziale quando assieme all&rsquo;abusato sostantivo si utilizza l&rsquo;improbabile aggettivo &ldquo;valoriale&rdquo;. Ho subito l&rsquo;impressione che il mio interlocutore mi voglia buggerare. E la reazione istintiva, stizzosa, sarebbe quella di dire &ldquo;Io non ho valori non me ne frega niente di avere valori. Soprattutto quei valori che tu vai mercificando. &ldquo; Ma poi mi calmo e provo a ragionare. </font></div>
<div style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><font size="3">I valori nascono dalla prossimit&agrave; con Cristo. Non sono un valore assoluto i valori. Hanno ragione di essere in quanto espressione di una relazione intima e feconda con la divinit&agrave;. Semplificando avere dei valori significa amare Cristo e il prossimo, con lo stesso amore con il quale siamo stati amati per primi. Un cristiano queste cose le sa, naturalmente, istintivamente, per grazia, per fede. Nel vivere civile e sociale per&ograve; dove la prossimit&agrave; con Cristo troppo spesso viene bandita o risulta comunque assente, ci si sente in dovere, non di offrire esempi concreti di tale relazione, palpabili, visibili a tutti, ma di mettere sul piatto gli effetti che essa produce: fedelt&agrave;, responsabilit&agrave;,&nbsp;tolleranza, ecc. ecc..</font></div>
<div style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><font size="3">Si staccano dalla vite i tralci e si tenta di trapiantarli altrove, con la convinzione che possano ugualmente dare frutti. Ecco la grande eresia dei nostri tempi: la chiesa dei valori. Tante belle parole prive del terreno che le rese feconde, che diede loro la vita. Si pensa di poter gestire i frutti della vigna senza pi&ugrave; ricorrere al vignaiolo, ai sacramenti. &ldquo;Mio caro Ges&ugrave;, tanto ormai ci siamo fatti furbi e certe cose le sappiamo anche anche da soli, anche senza il tuo aiuto.&rdquo; Possiamo mettere su una chiesa ipocritamente perfetta e moralista su cui sventola il vessillo dei valori. E fingere di non essere pi&ugrave; peccatori o di non esserlo mai stati. &nbsp;</font></div>
<div style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><font size="3">L&rsquo;attacco che sta subendo la Chiesa da alcuni decenni a questa parte &egrave; tremendo. Nei secoli passati era stata duramente avversata, ma non si era mai tentato di rubargli la Verit&agrave; di cui &egrave; depositaria nel tentativo di cambiarla definitivamente di segno. Adesso &egrave; dall&rsquo;interno che si cercano di erodere le fondamenta. Si tenta la scalata al soglio Pontificio. E a sferrare questo attacco &egrave; una cultura all&rsquo;interno della quale oramai siamo immersi, viviamo, molto spesso inconsapevolmente. Una cultura dalla quale oramai non sappiamo pi&ugrave; difenderci, perch&eacute; ne siamo impregnati, chi pi&ugrave; chi meno, un po&rsquo; tutti.</font></div>
<div style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><font size="3">La stessa cultura che addita il peccatore come un uomo senza valori, dimenticando per&ograve; che proprio in quanto peccatore ad esso &egrave; riservato un canale preferenziale nel rapporto con Cristo &ldquo;IO NON SONO VENUTO A CHIAMARE DEI GIUSTI, MA DEI PECCATORI&rdquo; <b>Matteo 9, 13</b>. &ldquo;Che fastidio questi cristiani, cos&igrave; umani, cos&igrave; troppo umani, che continuano a peccare e pare che il cielo gli riservi chiss&agrave; quali privilegi&rdquo; verrebbe voglia di spazzarli via, di cancellarli per sempre dalla faccia della terra. Non hanno riserbo, sono chiassosi, fastidiosi, come un esercito di cicale. </font></div>
<div style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><font size="3">Il giusto dal canto suo, impastato di lievito farisaico, giudica questo &ldquo;privilegio&rdquo; del peccatore in maniera affatto negativa, &ldquo;E&rsquo; privilegiato perch&eacute; ha pi&ugrave; bisogno, se non avesse bisogno come il sottoscritto non sarebbe privilegiato&rdquo;. Egli non riesce a riconoscere nella preferenza accordata da Ges&ugrave; al peccatore un&rsquo;altra verit&agrave;: ossia il peccatore possiede l&rsquo;umilt&agrave; che piace a Ges&ugrave;, l&rsquo;umilt&agrave; che deriva dal riconoscimento e dalla consapevolezza della propria condizione. L&rsquo;essere giusti non &egrave; sinonimo di santit&agrave;, come non lo &egrave; l&rsquo;essere peccatori impenitenti. Ma &egrave; dal riconoscere la propria condizione di peccatori, dal constatare di essere sempre bisogni di aiuto, dal domandare ad ogni istante attraverso la preghiera, il supporto della fede e della grazia divina, che ci si incammina per il cammino di santit&agrave;. Il peccatore non si spoglia della propria umanit&agrave;, ma la riveste di una corazza per intraprendere la lotta contro il peccato. Non indossa una maschera per fingersi giusto e mettersi in bocca belle parole su questo o quest&rsquo;altro valore.</font></div>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.chiesadomestica.it/dblog/articolo.asp?articolo=196]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.chiesadomestica.it/dblog/articolo.asp?articolo=196</guid>
	<dc:date>2009-05-30T09:06:02+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Alberico Mattiacci</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Prevenzione e Preservativo 2]]></title>
	<description><![CDATA[<meta content="text/html; charset=utf-8" http-equiv="Content-Type" />
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<p style="text-align: justify;"><font size="3">E&rsquo; naturale che per un non credente esista solamente la prevenzione materiale, di quella spirituale non sa che farsene. Tanto pi&ugrave; che quest&rsquo;ultima contrasta con la precedente, annullandone i presunti benefici. Chi &egrave; convinto che per combattere l&rsquo;AIDS in Africa, e negli altri continenti ci sia bisogno del preservativo, non riesce a capacitarsi del perch&eacute; la Chiesa avversi l&rsquo;unico valido strumento di prevenzione, ad oggi, nelle mani dell&rsquo;uomo, per far fronte a questa malattia. Il problema viene affrontato nella sua fase finale, non si cerca di risalire a monte, alle sue possibili cause per tentare di curare alla radice. E&rsquo; un dato di fatto, afferma la vulgata pi&ugrave; diffusa, esistono certe abitudini sessuali dell&rsquo;uomo o della donna naturali o innaturali che siano, che a lungo andare possono portare a contrarre questa malattia. Ma non possiamo interrogare l&rsquo;uomo dicendogli&nbsp;&ldquo;Cosa stai facendo?&rdquo; &ldquo;Dove stai andando?&rdquo; perch&eacute; sarebbe un limitare la sua libert&agrave;, ci limitiamo a constatare che la situazione &egrave; questa e riempiamo il continente di profilattici. Quanti ne voleva mandare la Spagna di Zapatero? Ahahahahah permettetemi una risata liberatoria.</font></p>
<div style="text-align: justify;">  </div>
<p style="text-align: justify;"><font size="3">La Chiesa si preoccupa di applicare un altro tipo di prevenzione, la prevenzione contro il peccato, si carica sulle spalle il fardello di un oneroso privilegio (la fede gli &egrave; stata data perch&eacute; altri potessero conoscere Cristo e la salvezza che da Lui proviene) e dice rendiamoci conto che questa malattia &egrave; conseguenza di abitudini sessuali improprie e che contraddicono quella che dovrebbe essere la normale relazione uomo donna, il fine per cui essi sono stati creati e per cui essi scelgono di unirsi per completarsi a vicenda: l&rsquo;amore che genera, che da vita e non solo spirituale ma reale, concreta, in carne ed ossa. Ebbene tutto ci&ograve; &egrave; scomodo, terribilmente scomodo e fastidioso. Eppure dovremmo cominciare a renderci conto che la prevenzione spirituale dovrebbe essere tanto pi&ugrave; necessaria di quella materiale. Spirito e materia hanno dato vita alla realt&agrave; umana, affinch&eacute; possano armonizzarsi c&rsquo;&egrave; bisogno che cada il loro dualismo e si raggiunga un nuovo equilibrio. E&rsquo; sul legno della croce che tutto ci&ograve; &egrave; accaduto e continua ad accadere, nell&rsquo;offerta di s&eacute; che Ges&ugrave; Cristo nostro Signore ha compiuto per noi. L&rsquo;uomo nuovo nasce l&igrave; per quanto scandaloso possa apparire. </font></p>
<div style="text-align: justify;">  </div>
<p style="text-align: justify;"><font size="3">Chi &egrave; che ha bisogno di un esercito di ammalati spirituali da guarire? Non certo Cristo. E&rsquo; vero che &egrave; venuto per i peccatori ma ne avrebbe fatto volentieri a meno se le cose fossero andate diversamente. Non facciamoci trarre in inganno da Satana. Daccordo a Pasqua diciamo <i>&quot;O felix culpa, quae talem ac tantum meruit habere Redemptorem!</i><span> Ma ci&ograve; non significa che per meritarci ad ogni passo della nostra esistenza la Grazia, dobbiamo continuare a peccare. O che, pi&ugrave; siamo peccatori, pi&ugrave; siamo meritevoli di Grazia. Credere questo significa aggiungere masochismo e perversione alla nostra miserevole condizione di peccatori. Peccatori infatti non lo si diventa lo si &egrave;. Lo si &egrave; fin dalla nascita e non possiamo pensare che sia in nostro potere dirimere la questione del peccato, a seconda delle stagioni, quantitativamente e qualitativamente. Oggi ho fatto un peccatuccio, domani magari me ne scappa uno pi&ugrave; grande ma poi quando viene il tempo di quaresima&hellip; Chi non &egrave; buono per Dio, per tutte le stagioni, non &egrave; buono neanche per gli uomini.</span></font></p>
<div style="text-align: justify;">  </div>
<p style="text-align: justify;"><font size="3"><span>Caratteristica del peccatore &egrave; la sua inconsapevolezza, l&rsquo;essere dentro una gabbia e non accorgersi del male che fa a se stesso e agli altri. Ora oggi, siamo arrivati al punto in cui il peccatore vorrebbe far passare la sua logica per legittima, imporre la sua capacit&agrave; di modulare e gestire il peccato e questo &egrave; agghiacciante. Un vero e proprio delirio di onnipotenza. Che minaccia le fondamenta della Chiesa. Bisogna sempre guardarsi dal veleno del <b>peccato </b>che si insinua nella dottrina della fede e non confonderlo con la misericordia infinita a cui si &egrave; tenuti nei confronti del <b>peccatore</b>. Forse qualcuno vorrebbe che al posto degli ex voto ci fossero in chiesa targhe a ricordo dei peccati commessi? Non il ricordo della Grazia ricevuta ma quella dell&rsquo;errore commesso? Non &egrave; dagli errori che si impara, si impara davvero quando abbiamo superato l&rsquo;errore. Quando l&rsquo;errore &egrave; alle nostre spalle e non c&rsquo;&egrave; pi&ugrave; niente o nessuno che ci spinga a ripeterlo. </span></font></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.chiesadomestica.it/dblog/articolo.asp?articolo=195]]></link>
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	<dc:date>2009-05-06T12:51:54+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Alberico Mattiacci</dc:creator>
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