CHIESA DOMESTICA
Avere fede non basta per vivere il presente, non lo riempie. Molto più soddisfacente è dire “ho avuto fede” e gustare delle conseguenze positive di quell’atto. Per riempire il presente occorre la carità. L’andare concretamente verso il prossimo, il vivere la vita di relazione così come è stata originariamente pensata e voluta dall’onnipotente. Ossia come qualcosa di fondante l’essenza stessa dell’uomo. Spendersi per gli altri e con gli altri, prima ancora che a livello sociale, a livello ontologico.
Consideravo alcuni giorni orsono come i bambini vengano divorati dalle relazioni, si spendono per gli amici oppure per la famiglia e ne vengono inghiottiti, risucchiati. La relazione è qualcosa che ti sbrana che finisce per ucciderti. Ma mai nessuno prova a dire loro: “le nostre vite sono indissolubilmente legate, che come ci sfioriamo, come ci tocchiamo gli uni gli altri con le parole o solo con il pensiero, ci condizioniamo, ci feriamo ci facciamo del male”. I bambini vivono la relazione in maniera del tutto inconsapevole, perché gli adulti per primi, sono inconsapevoli di cosa realmente essa significhi. Ignoranza dello stato relazionale ontologico delle nostre esistenze, equivale a creazione di relazioni basate su dipendenze più o meno evidenti, più o meno marcate. Ma sempre e comunque di dipendenze si tratta.
A tutto questo si potrebbe ovviare insegnando ai bambini a ricercare la relazione con l’Altro che da sempre, dal momento del loro concepimento pulsa e batte all’interno del loro cuore, soffia e respira attraverso i loro polmoni: Dio, il Dio Vivente, datore della vita… e suo figlio unigenito Gesù Cristo. Riconoscendolo si creerebbero i giusti presupposti perché i bambini possano vivere in maniera equilibrata il loro desiderio di alterità e relazione, fuori e dentro la famiglia, nei luoghi cioè che maggiormente frequentano. Senza spendersi senza consumarsi definitivamente fino all’insorgere della depressione.
Il male infatti dei nostri tempi, la depressione cioè, altro non è che la conseguenza delle relazioni malate che viviamo quotidianamente. L’unica alterità nella quale mi posso riconoscere e specchiare, dalla quale posso trarre vita e sostentamento è Dio. L’unico amico che non mi tradirà mai è Cristo! Se lo scopro, se lo riconosco, se riconosco di essere amato da lui allora tutte le altre relazioni che vivrò durante il corso della mia esistenza saranno un continuo arricchimento per me e per le persone che mi staranno accanto.
Sarei troppo generoso se dicessi che mi sono goduto la giornata di domenica, l’incontro con il pontefice in Piazza San Pietro. Non è stato così, la piccola Maria che era con me ha fatto le bizze come il solito e forse ancor di più. Alla fine mi ha costretto ad ascoltare il Regina Coeli sotto il colonnato. Ma è stata una vittoria perché era già da parecchio che mi aveva chiesto di riportarla a casa. Il sole, la calca, la sua pressione bassa….
Anche l’incontro con Vilma e Antonio (piacevolissimo evento) è stato faticoso. Maria non trovava pace…l’acqua poi la cioccolata di Vilma…le premure di Antonio erano palliativi che però non modificavano la sostanza. Era come tutti i giorni, splendidamente faticoso. Ed è proprio questo il punto, oramai Cristo lo incontro così, con l’acqua alla gola, affaticato, senza riuscire più a sollevare la testa per un attimo di contemplazione. Eppure lui c’è, lo sento, basta che respiri un solo secondo più profondamente e la sua presenza diventa un fatto concreto e ineludibile. Non trovo scampo.
E’ una fase naturalmente, già provo ad immaginarmi in vecchiaia una diversa fase contemplativa durante la quale potrò riprendere in mano i miei amati libri e romanamente dedicarmi a coltivare la virtù dell’otium deambulando magari senza meta nella vicina via Sacra “Ibam forte via Sacra…” (Orazio). Ma questa fase è sicuramente la più ricca di stimoli della mia vita, la più feconda. Oltre le parole, oltre qualunque mio sentimento, Cristo si fa presenza viva e mi viene incontro. Ecco lassù il suo Vicario! Acclamate popoli tutti il Signore.
Mio Gesù, Signore, nessuno è come Te
Ora e per sempre, voglio lodare
il Tuo grande amore per noi.
Mia Roccia Tu sei,
pace e conforto mi dai.
Con tutto il cuore e le mie forze, sempre io Ti loderò.

Quello che mi ha colpito di Medjugorje è che ho visto con i miei occhi un grande centro di spiritualità, come fossi arrivato in una città santa, non di grandissime dimensioni ma piuttosto consistente, anche alla luce del rapporto tra abitanti e superficie abitativa. Un fiorire di cenacoli e case in cui le persone pregano e danno testimonianza della loro esperienza e di come Medjugorje ha trasformato le loro vite. I veggenti certo sono un punto di riferimento importante, ma non ruota tutto attorno a loro. Sono i primi testimoni, i depositari della rivelazione e dei segreti, ma non sono i soli… A MedjugorJe ce n’è per tutti, laici e sacerdoti, per tutti coloro che con cuore sincero desiderano trasformare la loro vita e affidarsi alla protezione materna di Maria Vergine e Madre.
Questa seconda foto a bassa risoluzione rende meno della precedente. Si può notare comunque un cerchio sulla sinistra (non è la luna!) e un numero considerevoli di cerchi sparsi all’orizzonte. Nella foto ad alta risoluzione se contano fino a dieci. Un altro elemento particolare della foto invece, appare in basso a destra. Sembrerebbe un volto umano con tanto di barba bianca. Sia i cerchi, sia quel volto ad occhio nudo non erano visibili.

Pubblico la foto che ho scattato il 1 maggio 2010 a Medjugorje. Essa fa parte di un gruppo di 5 foto che hanno lasciato il sottoscritto e gli altri componenti del gruppo (21 in tutto di cui 2 sacerdoti), alquanto sorpresi per non dire stupefatti. La foto è stata scattata facendo uso del flash, alle ore 20,36 come risulta dal display della macchina fotografica.
Nella foto si può notare, in alto sulla destra del crocifisso, un cerchio grande ed uno più piccolo, alla sua sinistra. Verrebbe subito da pensare alla Luna, ma peccato che la luna a quell’ora non c’era e le migliaia di persone che hanno assistito alla celebrazione quel giorno, conclusasi poco prima, possono testimoniarlo.
Allora di cosa si tratta? Non lo so. Ad occhio nudo non si vedeva nulla nel cielo! Da quando sono tornato ho fatto ricerche sul web sul fenomeno dei Cerchi di Luce. E questi sono alcuni link per chi ha voglia di approfondire l’argomento: qui e qui. Ho scoperto che alcuni attribuiscono il fenomeno alle macchine fotografiche digitali che in presenza di acqua sulla lente e di pulviscolo possono generare questi fenomeni. Acqua e pulviscolo che in quella splendida serata del primo maggio erano del tutto assenti… Altri lo considerano un fenomeno inspiegabile.
Non aggiungo altro. Dico solo che ho scelto di pubblicare questa foto anche sollecitato dalle persone che erano con me durante il viaggio. La foto che qui vedete è a bassa risoluzione, l’originale ha una definizione di 7 megapixel. Questa e anche le altre foto originali sono a disposizione di quanti vorranno farne richiesta in privato.
Non mi era mai capitato di farlo, di inginocchiarmi e scoprire dentro di me una porta, un varco che si apriva sul mistero, concretamente. Potevo restare lì per ore e continuare a guardare ad osservare… Cosa vedevo? Nulla che possa ricordare e raccontare. Cosa sentivo? Sentivo che c’era una realtà davanti a me, un nuovo mondo.
Per anni avevo cercato la chiave senza mai trovarla, intuendo che la porta ci fosse avevo provato con irruenza a prenderla a spallate, ma nulla. Poi improvvisamente si è aperta ed è rimasta aperta. Non si è più richiusa.
Tutto questo avveniva durante l’eucarestia e sperimentavo fino in fondo l’efficacia della grazia profusa nei sacramenti. Esistono doni spirituali inspiegabili, che non hanno un nome, ma la cui efficacia è innegabile.
Sentirsi rigenerati dai sacramenti credo sia una esperienza unica nel suo genere. Ciò che è consuetudine, tradizione, ciò che appare soprattutto come un peso, come una zavorra, come qualcosa di superato e antiquato (conosco alcune persone che dichiarano apertamente che oramai possono fare a meno dei sacramenti!) si rivela come la porta di accesso sul mistero che ci circonda.
Ma non è tutto! Si parla spesso di varco, di accesso, di stargate su una realtà altra, e del tentativo, dello sforzo che ciascuno di noi, più o meno consapevolmente, farebbe per entrarvi, e prima ancora per conoscerla. Ebbene tutto ciò è esatto nella misura in cui riconosciamo che il varco è aperto, è stato aperto una volta per tutte da un Dio che si è fatto uomo.
Prima ancora che l’uomo potesse accedere all’al di là, Dio è sceso nell’al di qua. E così facendo ha creato un canale di comunicazione solido e indistruttibile. Quindi esattamente, quando a livello esperienziale ci troviamo davanti a queste epifanie a rigor di logica dovremmo dire che non stiamo accedendo ad una realtà diversa dalla nostra, ma che stiamo scoprendo la nostra stessa realtà ricolma della presenza del Cristo, del figlio del Dio vivente.
Il varco è aperto, siamo pronti ad accogliere l’invasione dell’Amore. Siamo pronti a collaborare al compimento del Regno. Questa è la nostra Apocalisse, la vittoria del bene sul male, totale, completa, definitiva. Possiamo finalmente vivere e rotolare con i nostri pensieri, in un mondo in cui la presenza del Cristo, vivifica, riempie, rende sacro ogni gesto ogni parola. Ne svela, la consistenza, l’intrinseco valore, la forza, la dinamicità.
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